2 Dicembre 2009
Una corretta valutazione degli investimenti rende solari!
Nel post “Conti aziendali alla luce del sole: il fotovoltaico è sostenibile anche nei bilanci?” ho introdotto alcuni concetti di valutazione degli investimenti nel campo del fotovoltaico. Nell’interessante dibattito che ne è seguito, così come in molti contatti diretti, è emerso un notevole interesse per le tecniche di valutazione finanziaria. Ho pensato, pertanto, di dedicare questo post a tali argomenti, certamente con il rischio di diventare pedante, ma nella speranza di fornire un contributo (che, come al solito, verrà arricchito soprattutto da voi nel successivo dibattito) a tutti coloro, e mi sembrano molti, che hanno questo tipo di necessità.
Esporrò l’esempio di un investimento fotovoltaico, sia perché ritengo che si tratti di un campo che suscita molto interesse, sia perché è un ambito applicativo sostanzialmente consolidato e semplice, con poche variabili in gioco. Naturalmente i medesimi concetti sono applicabili a tutte le altre tipologie di investimento, anche le più complesse, non solo nell’ambito delle energie rinnovabili, ma anche nel campo dell’efficienza energetica.
Il caso esposto è tratto da una situazione reale; si riferisce a un impianto di 914.480 Wp (pari a una superficie di ca. 8.733 mq), da realizzarsi sul tetto di un capannone industriale situato nella provincia di Reggio Emilia. Tutti i valori riportati nell’esempio (costo dell’impianto, tassi d’interesse, condizioni di finanziamento, ecc.) si riferiscono al mese di giugno 2009; sicuramente, rispetto a tale data, nel mercato vi sono state variazioni significative, tuttavia ciò è ininfluente sullo scopo di questa discussione.
L’ANALISI ECONOMICA
La tabella che segue espone l’analisi economica dell’operazione.
TABELLA 1

Il valore dell’investimento ammonta a € 4.046.574.
I ricavi sono generati:
- dal valore dell’energia prodotta (nel caso specifico interamente utilizzata dall’investitore); tale valore è stato determinato prevedendo una riduzione dell’energia prodotta e un contenuto aumento annuo del prezzo dell’energia medesima (sostanzialmente una rivalutazione);
- dal conto energia, che è l’agevolazione statale per gli investimenti nel settore del fotovoltaico (calcolata sulla base dell’energia elettrica effettivamente prodotta dall’impianto, dalla sua taglia e dal grado di integrazione architettonica rispetto al fabbricato).
I costi sono generati prevalentemente:
- dagli ammortamenti (calcolati ipotizzando una vita utile dell’impianto di 25 anni, assolutamente prudenziale, ma comunque ben superiore al coefficiente del 9% stabilito dalla normativa tributaria);
- dalle manutenzioni e dalle assicurazioni (classificate nella voce “altri costi”).
Non sono stati valutati i costi di smantellamento e smaltimento dell’impianto fotovoltaico, ma ritengo che non cambierebbero, in maniera significativa, le valutazioni complessive (anche perché sarebbero certamente più che compensati dai ricavi successivi al 25° anno, che qui non sono stati contemplati).
Come si può vedere, il margine economico annuo dell’impianto fotovoltaico (dato dalla differenza tra i ricavi e i costi) si aggira intorno a € 410 mila, per i primi 20 anni (periodo in cui vige il conto energia); successivamente, il margine diventa addirittura negativo (- € 40 mila): si tratta, quindi, di una cd. “opera fredda”. Il tempo di payback (cioè il periodo che consente di ripagare interamente l’investimento), è di quasi 10 anni: è chiaro che si tratta di un investimento assolutamente non compatibile con una tipica ottica industriale, che generalmente vuole tempi di payback contenuti nell’ambito dei 3 anni.
Naturalmente si potrebbe discutere della valutazione dell’investimento nel caso di un’escalation del prezzo dell’energia; tuttavia, anche nell’ipotesi, totalmente rovinosa per il nostro sistema-Paese, che il prezzo dell’energia si attestasse, in beve tempo, sul 200% dei prezzi attuali, l’investimento qua analizzato si ripagherebbe comunque in un periodo superiore ai 5 anni (ma probabilmente, in questa ipotesi, a quel punto non esisterebbe più l’impresa che lo ha realizzato!).
L’ANALISI FINANZIARIA
Abbiamo visto che l’investimento descritto non è compatibile in una tipica ottica industriale; vediamo adesso come si comporta dal punto di vista finanziario.
Nella seguente tabella, sono esaminate diverse opzioni di finanziamento: la locazione del tetto, il pagamento in contanti, il finanziamento bancario (mutuo) e il leasing finanziario.
TABELLA 2

La locazione del tetto
In questo esempio, il locatario riconosce, per i 20 anni di vigenza del conto energia, un importo annuo di € 60 mila (pari a ca. il 50% del valore dell’energia prodotta). In questo caso non vi è un investimento da parte del locatore, per cui non ha senso parlare di TIR e IP (vd. di seguito), i quali, dal punto di vista matematico, tendono all’infinito. Ha invece senso determinare il valore attuale netto (VAN), che, al tasso di sconto del 7,750%, ammonta a ca. € 600 mila. Il VAN esprime il valore, al tempo 0, di una serie di flussi finanziari (in entrata o in uscita), attesi in tempi diversi, attualizzati in base a un determinato tasso di attualizzazione. In questa maniera, è possibile confrontare, con un unico valore, investimenti diversi, caratterizzati da diverse serie di flussi finanziari (investimenti, ricavi, costi, dismissioni). A tal fine, il valore attuale netto rappresenta uno dei più affidabili strumenti di valutazione. Per quanto riguarda la scelta del tasso di attualizzazione (detto anche saggio di sconto), la letteratura è estremamente ampia: nell’esempio citato abbiamo ritenuto congruo utilizzare il medesimo tasso con il quale la banca è disponibile a finanziare il progetto (7,75%). Al crescere del tasso di sconto, diminuisce il valore attuale netto del progetto e viceversa.
Il pagamento in contanti
Nel caso del pagamento in contanti, il periodo di payback (cioè il numero di anni necessario affinché il valore cumulato dei flussi di cassa in entrata sia pari a quello dei flussi di cassa in uscita) scende a 7 anni; la differenza, rispetto alla valutazione economica di cui sopra, è che nei flussi di cassa non sono contemplati gli ammortamenti, poiché non comportano effettive uscite finanziarie. Il VAN ammonta a quasi 1,7 milioni; si tratta di un importo certamente interessante. Altrettanto interessante è il tasso interno di rendimento (TIR), pari al 13%; se confrontato con investimenti alternativi, si tratta indubbiamente di un tasso piuttosto elevato, considerando che il rischio collegato al fotovoltaico è addirittura inferiore a quello del settore immobiliare (vd. “Conti aziendali alla luce del sole: il fotovoltaico è sostenibile anche nei bilanci?”). L’indice di profittabilità (IP), che ammonta a 0,4, è, invece, alquanto basso; infatti, tale indice è dato dal rapporto tra il VAN e il valore dell’investimento; essendo, nel caso del pagamento in contanti, il valore dell’investimento alto, l’IP risulta basso.
Il mutuo bancario
Nel caso del mutuo bancario, ipotizzando che il finanziamento copra il 100% (condizione limite, plausibile solo se, come in questo esempio, l’investitore ha un merito creditizio molto alto oppure presti idonee garanzie reali), e che la banca applichi un tasso fisso del 7,750%, il VAN è esattamente il medesimo del caso del pagamento in contanti; tale corrispondenza è determinata dal fatto che il tasso di attualizzazione prescelto è lo stesso applicato dalla banca per il mutuo. In questo caso emerge un difetto del VAN, come metodo di valutazione: esso esprime un valore totalmente slegato dall’entità dell’investimento (nel pagamento in contanti, l’investimento è di oltre 4 milioni; nel mutuo bancario del 100% è zero). Naturalmente in questo caso, essendo l’investimento pari a zero, non sono determinabili il TIR e l’IP: essi tendono all’infinito (se il mutuo coprisse il 99,99% del valore dell’investimento, il TIR sarebbe del 26.485% e l’IP sarebbe pari a 4.170,3).
Il leasing finanziario
Le condizioni applicate dalla società di leasing sono le seguenti:
- maxi-canone: 15%
- tasso d’interesse: 5%
- durata del contratto: 16 anni
- valore di riscatto: 2,5%
In questo caso, il periodo di payback e di 2,3 anni, il VAN è di oltre 2,2 milioni, il TIR è del 43% e l’IP è di 3,7. La differenza rispetto al VAN del mutuo bancario è dovuta al tasso passivo, più basso nel leasing rispetto a quella del mutuo (la società di leasing, rimanendo proprietaria dell’impianto fotovoltaico per tutta la durata del contratto, è più garantita, soprattutto laddove sia locatrice anche del fabbricato su cui insiste l’impianto); qualora l’investitore dovesse riuscire ad ottenere tassi d’interesse più bassi nel finanziamento bancario, quest’ultima opzione sarebbe la più conveniente.
LA LEVA FINANZIARIA
È interessante notare come, ricorrendo al finanziamento o al leasing, il VAN, il TIR e l’IP siano molto maggiori rispetto al pagamento in contanti, nonostante il fatto che, in questi casi, l’investitore debba pagare anche cifre elevate per gli interessi passivi. Ciò è dovuto alla cd. “leva finanziaria“, il cui meccanismo di funzionamento è abbastanza intuitivo: essendo la redditività dell’investimento (13%) superiore ai tassi di mercato (7,750%), supponendo che l’investitore abbia una notevole capacità di indebitamento (quindi un alto merito creditizio e un consistente patrimonio a garanzia), anziché effettuare un’unica operazione da € 4 milioni pagando in contanti, gli conviene utilizzare tale cifra per pagare eventuali anticipi, ed effettuare una pluralità di investimenti ricorrendo all’indebitamento. Si tratta di un approccio molto diffuso in finanza, ma certamente rischioso; deve, pertanto, essere ponderato attentamente.
L’ANALISI DI SENSITIVITÀ
Debbono essere considerati, con molta attenzione, tutti i rischi che le previsioni effettuate non si realizzino nei modi e nei tempi ipotizzati. Da questo punto di vista, soprattutto nel caso di investimenti più complessi di quelli sul fotovoltaico, è sempre opportuno effettuare delle analisi di sensitività, ipotizzando scenari alternativi e valutandone i diversi effetti economici e finanziari. Ad esempio, diminuzioni significative dei prezzi dell’energia elettrica, possono determinare impatti devastanti sulla tenuta economico-finanziaria dei progetti di efficienza energetica o delle fonti rinnovabili di energia, soprattutto laddove non siano garantiti nel tempo i prezzi di cessione dell’energia elettrica prodotta (ad esempio, nel caso della cogenerazione).
GLI INDICI AL LAVORO: VALUTAZIONE DELLE OPZIONI DI INVESTIMENTO NEI PROGETTI DI OTTIMIZZAZIONE ENERGETICA
Di seguito riporto una tabella, tratta da un caso reale, in cui si effettua un confronto tra diverse opzioni di investimento nell’ambito di un progetto di ottimizzazione energetica di una piccola impresa (per ragioni di spazio, nella tabella sono state rappresentate solo 3 delle 9 leve del progetto reale):
TABELLA 3

In questo esempio, si evidenzia con chiarezza uno dei difetti del TIR come strumento di confronto tra gli investimenti: esso sottovaluta la dimensione globale del progetto, per cui si possono avere TIR elevati, anche in relazione a progetti che generano risparmi (o ricavi) alquanto modesti, in valori assoluti.
Per approfondire i punti di forza e di debolezza di diversi metodi di valutazione, oltre alla solita Wikipedia, consiglio di consultare la presentazione “I metodi di valutazione alternativi al Valore Attuale Netto” del prof. Arturo Capasso.
Se non fossi stato chiaro, vi prego di segnalarmelo. Vi invito, inoltre, a condividere i vostri casi e le vostre esperienze sulla valutazione degli investimenti nelle fonti di energie rinnovabili e nell’efficienza energetica.


Scritto il 2-12-2009 alle ore 21:31
Salve Massimo, come sempre le tue analisi sono molto accurate.
Solo un paio di aspetti mi preme evidenziare- piu’ per chiarezza di chi ci legge- che altro;
Dove si ipotizza un costo dell’energia elettrica del 200%, a oggi per fortuna non ci sono segnali indicatori di un disastro di questo tipo,pero’a ben guardare, l’aumento medio degli ultimi 15 anni in Italia, e’ stato del 245%, quindi il 15/16% medio all’anno…….e’ chiaro che in questo hanno influito molto i minimi registrati nel 94/95, le due torri, e la galoppata dell’economia cinese e indiana - a due cifre- degli anni precedenti la grande crisi 2008/2009…sarebbe quindi interessante vedere come “reagisce” il foglio di excell, nel momento in cui si inseriscono i seguenti dati:
calo della produttivita’ del sistema fv (non solo i pannelli deperiscono, ma come dico sempre ai miei clienti, l’elettricista che risparmia sui cavi utilizzando quelli normali, e’ -in senso del rendimento dell’impianto- un assassino)…medio calo 0.9% all’anno;
Aumento del prezzo medio dell’elettricita’ acquistata e quindi risparmio del cliente del 7%(meta’ dell’effettivo);
Aumento del prezzo di vendita dell’energia prodotta in surplus (immessa in rete come da delibera dell’AEEG,) dell’1,5% (in quanto e’ indicizzata istat)…
Parametri per leasing 10% acconto
tasso del 6%
riscatto 1%(o 1 rata)
durata 13 anni(Reggio Emilia);
Prezzo 3.700.000+iva 10%
Garanzia 25 anni.
Sappimi dire.
Saluti. Ruben.
Scritto il 4-12-2009 alle ore 19:36
Ho letto le sue osservazioni. Non le condivido tutte, sopratutto nella tabella 1 ha previsto altri costi per € 192.292. Ritengo invece che per altri costi debba farsi riferimento solo alla polizza assicurativa “all risks” sull’impianto per danni diretti ( danni atmosferici, furto, incendio, etc.)ed indiretti che mi risulta costare € 15.742 e spese di manutenzione per € 18.520. Detti costi sono stati condivisi da tre società. Se è vera quindi la mia osservazione, di conseguenza, cambia tutta analisi. Ritengo infine che l’analisi vada fatta prevedendo che l’energia prodotta venga rivenduta perchè solo in questo caso si giustifica, finanziariamente e redditualmente, l’invastimento.
Grazie.
Scritto il 5-12-2009 alle ore 03:22
vorrei la vostra opinione sulla seguente osservazione: se è vero che il ritorno dell’investimento in fotovoltaico da parte delle imprese utilizzatrici è così alto, e comunque ben al di sopra della tipica aspettativa industriale (1-3 anni, 5+ anni solo per gli investimenti in innovazione di prodotto), come mai si vedono molte imprese con i pannelli sopra il tetto?
Non mi riferisco alla distribuzione commerciale (es. Coop) in quanto questi tipi di imprese hanno esigenze di visibilità presso i propri consumatori-clienti, ma alle imprese industriali.
Grazie dei vostri commenti
Scritto il 5-12-2009 alle ore 03:26
scusate per l’imprecisione linguistica: nel mio commento sopra (il n.3) mi riferivo al tempo di ritorno dell’investimento
Scritto il 5-12-2009 alle ore 12:16
Io osserverei che in verità il valore dell’energia elettrica prodotta non è sempre noto; infatti si hanno due casi: vendita totale alla rete dove il prezzo è fissato e immutabile. Però nel caso di utilizzo interno, anche parziale, il valore della corrente dipende dai profili temporali di produzione dell’impianto FV rispetto alle tariffe a fasce orarie che ho definito nel contratto di acquisto elettricità. Poichè questi profili giornalieri di produzione FV sono variabili a seconda del clima e del periodo dell’anno, dovrò verificare a posteriore il costo reale del mia approvvigionamento energetico.
Scritto il 5-12-2009 alle ore 15:42
Salve, solo una nota per Fabrizio….” vendita totale alla rete dove il prezzo è fissato e immutabile”…..il prezzo non e’ immutabile, anzi e’ indicizzato istat annualmente !!
Per il secondo caso ovvero il residuo della produzione fv, non autoconsumata, e quindi ceduta, si riferisce al regime di scambio, per la quale e’ prevista la cosidetta tariffa zonale di vendita al gse.
Sono solo tecnicismi, ma possono fare la differenza.
Grazie Saluti
Ruben.
Scritto il 5-12-2009 alle ore 16:36
Caro Ruben, grazie della precisazione sull’indicizzazione dei prezzi che non conoscevo. Però io mi riferivo ad un problema diverso che è questo: quale valore economico attribuire al Kwh che sono costretto a comprare dalla rete (perchè non mi basta il mio FV) se ho una tariffa di acquisto per fascia oraria giornaliera (2 o 3 fasce). Sembra ragionevole che un Kwh da FV prodotto in una certo momento del giorno, valga come se lo avessi acquistato in quella stesso momento dalla rete. In altri termini, devo fare la valorizzazione per fasce della differenza tra il consumo interno istantaneo e la produzione istantanea da FV.
Questo calcolo, fatto per esempio ogni 15′, non è banale e richiede la raccolta e l’elaborazione di una certa massa di dati. Per realizzare questo conteggio si può adottare una tecnologia informatica di raccolta a valorizzazione dei dati di consumo e produzione. Se poi riuscissimo a correlare questi risultati coi parametri ambientali e di processo (nel caso di un ambiente produttivo) avremmo costruito un bel modello statistico (osservando un periodo adeguatamente lungo, per esempio un anno)dell’efficienza del sistema nelle diverse condizioni di esercizio.
Scritto il 7-12-2009 alle ore 18:12
Caro Fabrizio, il tuo ragionamento e’ sopraffino…in effetti si potrebbe fare, anche se come dici ci vorrebbe una massa di dati, che francamente non so se siano di cosi facile reperibilita’.
Vediamo se semplificando un po’ possiamo almeno giungere ad una conclusione plausibile.
Dalla bolletta rileva i vari consumi che sono suddivisi nelle normali tre fascie di prezzo e di orario (f1-f2-f3)…
chiaramente la fascia f3 e’ la piu’ difficile da quantificare perche’ il dato esposto in bolletta e’ totale, ovvero quanto consumato di notte e nei festivi, quindi anche di giorno la domenica e sempre di giorno per le festivita’ “rosse” sul calendario….
A questo punto in f1-f2, hai i tuoi consumi diurni (non in inverno perche’ ovviamente fa buio alle 17…mentre l’f1 vale fino alle 19…pero’ scorporando da questo dato i mesi in cui vige l’ora legale, ti dovresti avvicinare molto alla realta’….
A questo punto per non impazzire in calcoli- per me astrusi - farei una sana media ….a questo punto calcolerei semplicemente il RISPARMIO CONSEGUITO, questo e’ secondo me il dato piu’ veritiero che si puo’ estrapolare, in quanto il costo del kWh FV prodotto, come hai ben detto tu, e’ di non facile quantificazione.
Fermo restando che cmq se anche non riesco a coprire per intero i miei consumi con l’impianto Fv, cosi vado a calcolare in che modo comunque abbatto i miei costi, se fasse anche solo del 20%, sarebbe gia’ un bel risultato perche’ per i prox anni, se i consumi fossero identici, io cmq con l’impianto fv, risparmio sempre di piu’ essendo i prezzi dell’elettricita’ per forza volti all’aumento, fatto salvo il normale deperimento dell’impianto stimabile in 1% annuo.
Spero di essere stato cmq, utile e mi congratulo con te, e’ sempre bello vedere persone che sono seriamente interessate a questa che per me e’ una fantastica missione.
Ciao
Ruben.
Scritto il 7-12-2009 alle ore 19:46
Saluti a tutti; nel mio precedente post ho proposto quella che si potrebbe ritenere una provocazione perfezionista; ma in verità voleva attirare l’attenzione su due cose: 1) il valore di una misura puntuale dei consumi rilevato ogni 15′ (ovviamente se i numeri sono abbastanza grandi). 2) che il costo dell’approvvigionamento energetico, se correttamente calcolato e documentato con dati puntuali, è prezioso anche per il controllo di gestione aziendale e non solo per i tecnici e gli impiantisti.
Dai punti 1) e 2) si può facilmente evincere una conclusione, credo importante: attraverso la valorizzazione puntuale e documentata degli usi e dei costi dell’energia nei vari settori/reparti o fonti (se produco)aziendali, si puo’ portare il tema dell’efficienza energetica su, su,su… verso la direzione che capisce meglio gli euro che i kwh… Sappiamo quanta fatica si fa a proporre le idee buone alla direzione se non si hanno “pezze d’appoggio” adeguate…
Scritto il 9-12-2009 alle ore 00:02
Ruben@ (commento 1)
Purtroppo nei commenti non posso pubblicare immagini. Comunque facendo girare sul foglio di calcolo i parametri da te proposti, risulta:
- tempo di payback: 1,9 (anziché 2,3)
- VAN: 2.189.398 (anziché 2.237.680)
- TIR: 54% (anziché 43%)
- IP: 5,9 (anziché 3,7)
Come vedi, il progetto peggiora, di poco, dal punto di vista del VAN (in quanto si riducono i flussi di cassa in entrata) ma migliora dal puto di vista dei tempi di payback, del TIR e dell’IP (in quanto diminuisce il costo dell’investimento iniziale).
Per quanto riguarda la tua osservazione sui cavi elettrici utilizzati dall’elettricista, giustamete mette a fuoco l’importanza (in un sistema aberrante in cui la direzione lavori è generalmente assicurata dallo stesso fornitore), della supervisione dei lavori da parte del cliente o dei suoi consulenti.
Scritto il 9-12-2009 alle ore 00:04
@Michele:
Non capisco quali siano le mie osservazioni che lei non condivide:
- nella tabella 1, gli altri costi, che corrispondono alle manutenzioni e alle assicurazioni, ammontano a ca. € 30 mia annui; secondo lei ammontano invece a € 34 mila; le sembra una differenza così significativa, nell’economia generale dell’impianto?
- per quanto riguarda l’energia prodotta, l’analisi è stata condotta proprio nel presupposto che essa venga ritirata.
Mi può spiegare meglio i suoi rilievi?
Scritto il 9-12-2009 alle ore 00:06
@Valter:
Ritengo i temi da te proposti estremamente interessanti e stimolanti.
Innanzi tutto, per quanto riguarda il mondo delle Coop (che, per ragioni professionali conosco molto bene), oltre all’indubbia importanza attribuita al marketing “ambientalista”, rilevano anche altri due aspetti:
- una situazione finanziaria molto favorevole, grazie al combinato disposto della liquidità generata dal core business, del prestito sociale e dei rapporti preferenziali con alcuni settori del mondo bancario;
- l’abitudine ad accettare tempi di payback degli investimenti più elevati di quelli del settore manifatturiero e più vicini a quelli del settore immobiliare (quando viene realizzato un nuovo punto vendita non ci si aspetta che l’investimento rientri in soli 3 anni).
In generale, sebbene i limiti molto stretti sui tempi di payback siano molto diffusi, esistono rilevanti eccezioni anche nel settore manifatturiero. Ad esempio, frequentemente gli investimenti nel fotovoltaico vengono effettuati quando esiste una proprietà “padronale”, situazione alquanto frequente in Italia, anche per imprese dimensionalmente alquanto rilevanti. In quest casi, il fotovoltaico può essere visto come una redditizia diversificazione degli investimenti (sebbene questa eventualità si sia alquanto ridotta a causa della crisi, che porta gli imprenditori a focalizzare le proprie risorse finanziarie sul core business).
Infine, si deve considerare che alcuni degli impianti che si possono vedere sui capannoni industriali, sono stati realizzati ricorrendo alla formula dell’affitto del tetto.
Scritto il 9-12-2009 alle ore 00:08
@ Fabrizio e Ruben
Grazie per l’interessante dibattito.
Ritengo utile sintetizzare, per tutti i lettori interessati, le condizioni di cessione dell’energia prodotta da un impianto fotovoltaico, in base alla delibera AEEG 280/2007 e ss.mm.ii (artt. 6 e 7):
- per gli impianti di piccola dimensione (sino a 200 kWh), è possibile ricorrere al cd. “scambio sul posto”, in cui viene riconosciuto l’onere servizi dell’energia scambiata e il valore minimo tra il controvalore monetario dell’energia immessa in rete e l’onere energia dell’energia prelevata dalla rete;
- un’altra forma di valorizzazione dell’energia è quella del “regime di ritiro dedicato”, in base al quale si applicano i cd. “prezzi zonali” di mercato; per gli impianti di potenza attiva nominale sino a 1 MW, vengono riconosciuti dei prezzi minimi, limitatamente ai primi 2GWh di energia immessa in rete; qualora i prezzi minimi si rivelassero inferiori a quelli di mercato, verrebbero conguagliati opportunamente. Per il 2009, i prezzi minimi riconosciuti nel regime di ritiro dedicato sono i seguenti: fino a 500.000 kWh annui, 101,1 €/MWh; da oltre 500.000 kWh fino a 1.000.000 kWh annui, 85,2 €/MWh
- infine, vi è la possibilità della vendita diretta nella borsa elettrica o a un grossista
Scritto il 9-12-2009 alle ore 00:09
@ Fabrizio
Indubbiamente le Direzioni aziendali sono interessate alle valorizzazioni economico-finanziarie dei risparmi ottenibili, e, a tal fine, è importante disporre di adeguate misurazioni dei consumi pre- e post-intervento.
Tuttavia tali misurazioni debbono essere progettate in base alle specifiche leve potenziali di ottimizzazione che sono state individuate. Inoltre, spesso, soprattutto nell’area termica, le campagne di misurazione hanno tempi non compatibili con le necessità di intervento; in questi casi si rende necessario effettuare delle ragionevoli stime.
Infine, è chiaro che le misure debbono avere di costi compatibili con i risultati attesi.
Scritto il 9-12-2009 alle ore 11:45
ERRATA CORRIGE:
Rettifico i prezzi minimi garantiti nel regime di ritiro dedicato per l’anno 2009 (nel commento precedente avevo omesso erroneamente l’ultimo scaglione):
- fino a 500.000 kWh annui: 101,1 €/MWh;
- da oltre 500.000 kWh fino a 1.000.000 kWh annui: 85,2 €/MWh;
da oltre 1.000.000 kWh fino a 2.000.000 kWh annui: 74,5 €/MWh.
Naturalmente attendiamo nel prossimo mese di gennaio,le rivalutazioni per l’anno 2010 (che saranno quasi insignificanti, essendo stato, nel 2009, estremamente contenuto l’incremento dell’indice Istat dei prezzi al consumo).
Scritto il 9-12-2009 alle ore 13:59
Per le due osservazioni di Massimo; finalizzare le misure a scopi di miglioramento (e del suo controllo) e avere misure aggiornate rapidamente si deve far riferimento alla possibilità di accedere a dati che spesso sono disponibili in apparecchiature digitali presenti nei quadri elettrici. Anche sul termico la raccolta dati automatica è realizzabile grazie ad una vasta gamma di contatori e data logger disponibili. La raccolta organizzata e analitica di questi dati e il loro afflusso ad un sistema di analisi e reporting informatizzato(per analisi di trend, indicatori sintetici di efficienza, bilanci parziali su fonti primarie multiple, confronti di tariffe, etc) appare una soluzione tecnologica efficace.
Scritto il 9-12-2009 alle ore 16:57
Salve a tutti, sono di ritorno da un cliente che mi ha riempito di soddisfazione, (oltre al contratto)e quindi porto a tutti il messaggio.
Il cliente in questione e’ un’azienda nel bolognese, energivora,e come tale ha all’interno (per fortuna sono sempre piu’) una figura importante che e’ l’energy manager…
Dopo molteplici aspetti analizzati, siamo e sottolineo siamo, giunti ad una conclusione credo VERAMENTE ottimale, mi spiego:
il massimo vantaggio (€ risparmiati) per un’azienda e’ ovviamnete l’autoconsumo €0.15 kWh al netto dell’iva il loro costo medio dell’energia elettrica…
Ora l’autoconsumo deve essere ISTANTANEO, quindi siccome l’azienda al sabato e alla domenica e’ ferma, (alle volte ante crisi il sabato mattina si lavora per 4 ore) siamo giunti con la collaborazione di tutte le figure aziendali interessate, a far si che si lavori anche di sabato e domenica (preciso che gia’ ora l’azienda produce 24 ore su 24, per 5 gg settimana) creando a doc, turni nelle ore diurne, nei week end, con riposi compensativi e PREMIO ai dip.ti in misura progressiva ai RISPARMI ENERGETICI OTTENUTI..
ovviamente non si copre l’intera necessita’ di energia dell’azienda, ma l’impianto e’ in grado di far lavorare l’azienda per un 20% del fabbisogno, per 44 week end all’anno….
facendo due calcoli…
QUANDO DICO CHE IL FV PORTA BENE A TUTTI…..FORSE MI SCORDO SEMPRE DI QUALCUNO…..
Saluti a tutti.
Ruben.
Scritto il 10-12-2009 alle ore 15:59
Complimenti a Ruben !!
Di questi tempi poi !!!
Voleco approfondire con te alcuni aspetti della tua nuova commessa; penso possa interessare anche ad altri. Alcune domande per verificare se ho ben capito lo scopo della tua realizzazione.
Ho capito bene che l’azienda compra energia a 15 cent al Kwh in media annuale ? (E’ un buon prezzo ?)
Quanti Kwh per anno vengono prodotti da FV ?
Secondo quanto capisco dunque l’azienda compra ancora l’80 % dalla rete durante i week-end.
Come fai a valorizzare economicamente la produzione FV reale ?
Scritto il 14-12-2009 alle ore 13:30
Buongiorno a tutti, rieccomi in uff….
Caro Fabrizio sono a risponderti in tutto:
1)Si il prezzo medio di acquisto di questo cliente e’ di 0.148 €/kwh medio ….e’ un po’ piu’ basso del “normale” perche’ l’azienda e’ come detto energivora e quindi spunta un prezzo leggermente piu’ basso sul mercato ….la media tra le grandi aziende e le piccolissime va da un minimo di € 0.11/Kwh …fino a €0.20/kWh, pagata dalle aziende, al netto dell’iva ovviamente.
2)Nel caso di questo impianto essendo a Bologna, produce kWh 1180/anno*kwp=kwh tot anno 1.140.000
3)qui mi sono spiegato male io: nei week end, la produzione FV giornaliera, e’ in grado di far “funzionare” alcune linee di produzione che sono circa il 20% del totale, quindi fanno andare in produzione solo quelle, cosi che l’incidenza elettrica sui costi di produzione di quei 44 week end, sia prossima allo zero….il resto della fabbrica e’ fermo nei week end.
Quindi l’azienda compra ancora l’85% dell’energia elettrica solo dal lunedi al venerdi…
in soldoni cmq risparmia il 15-20% all’anno…e sui loro consumi e’ tanta roba!!!!
Oltre al ritorno d’immagine, all’azienda etica, responsabilita’ ambientale…ecc…ecc…
4)sulla valorizzazione economica della produzione fv, io faccio sempre il calcolo (piu’ semplicistico se vuoi, ma chiaro) del risparmio ottenuto in bolletta, o del provente dalla vendita nel caso di cessione (2009:€ 0.1011/kwh fino a 500.000kwh\anno…
P.s. tutti i dati che cito hanno riferimenti normativi e legislativi precisi, solo li ometto per brevita’ perche’ io sono cmq un commerciale, e la cosa importante e’ fare percepire la validita’ dell’installazione al cliente e quant’altro……fermo restando che l’ottimo Massimo Berka, integra benissimo tutte le mie “mancanze” in modo preciso e puntuale, grazie e ancora complimenti a Fabrizio e anche a Massimo.
Vi saluto
Ruben.
Scritto il 14-12-2009 alle ore 16:43
@ Fabrizio
La mia osservazione sul termico si riferiva solamente al fatto che, poiché generalmente esso ha un andamento più marcatamente stagionale, spesso le osservazioni sul campo implicano tempi lunghi di realizzazione.
Peraltro, sull’importanza delle misure e sull’utilità dei sistemi di analisi e reporting, sfondi una porta aperta!
Scritto il 14-12-2009 alle ore 16:45
@ Ruben
Lo spostamento dei consumi nelle fasce F2 e, soprattutto, F3 è sempre conveniente, dal punto di vista dei costi energetici, a prescindere dalla fonte. Naturalmente l’opportunità di spostare la
produzione nei giorni festivi e nelle ore notturne, implica la valutazione di molti aspetti, di natura non solo economica, ma anche organizzativa, giuridica, morale, ecc.
Per quanto riguarda le valutazioni economiche da te fornite, mi pare di capire che siano state fatte con i costi dell’energia sostenuti nel 2009, per contratti a prezzo fisso sottoscritti nel novembre 2008. In effetti, per il 2010, un’azienda della tipologia da te descritta, ha sicuramente rinnovato i contratti a condizioni molto più vantaggiose; ad esempio, in un caso molto simile a quello da te citato, i prezzi per il 2010 sono i seguenti:
- F1: componente energia 91,20 €/MWh, (totale stimato: ca. 142 €/MWh al netto dell’IVA)
- F2: componente energia 68,50 €/MWh, (totale stimato: ca. 107 €/MWh al netto dell’IVA)
- F3: componente energia 46,90 €/MWh, (totale stimato: ca. 73 €/MWh al netto dell’IVA)
pari a un prezzo medio “in banda” della componente energia di 66,09 (prezzo totale stimato: ca. 103 €/MWh al netto dell’IVA)
Nel caso citato, il prezzo della fascia F3 è nettamente inferiore a quello conseguibile vendendo l’energia ai prezzi minimi garantiti del regime di ritiro dedicato (vd. mio commento del 09/12/2009); pertanto, quantomeno il sabato pomeriggio e la domenica conviene vendere l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico anziché utilizzarla.
Scritto il 17-12-2009 alle ore 09:37
[...] in considerazione del fatto che, come emerso nella discussione seguita al mio precedente post Una corretta valutazione degli investimenti rende solari!, il costo dell’energia è sempre un parametro fondamentale per la valutazione degli [...]
Scritto il 21-12-2009 alle ore 19:18
Vorrei segnalare una recente ricerca dell’Eu Energy Institute (citata da BNR Energia), il quale ha sottoposto un campione di pannelli solari fotovoltaici, sul mercato 10 anni fa, a “invecchiamento accelerato”, esponendoli a temperature estreme e forte umidità. Il risultato è che la durata media dei pannelli esaminati è stata, nel 90% dei casi, di almeno 30 anni. Secondo Heinz Ossenbrink, ricercatore dell’Eu Energy Institute, presto saranno sul mercato pannelli con una durata di 40 anni.
Cosa cambierebbe nella valutazione degli investimenti? In effetti ben poco!
Per un leasing alle condizioni indicate ne post, i risultati sarebbero i seguenti:
Nel caso di durata di 30 anni, anziché 25:
- tempo di payback: 2,3 (invariato)
- VAN: 2.308.729 (anziché 2.237.680)
- TIR: 43% (invariato)
- IP: 3,8 (anziché 3,7)
Nel caso di durata di 40 anni, anziché 25:
- tempo di payback: 2,3 (invariato)
- VAN: 2.400.631 (anziché 2.237.680)
- TIR: 43% (anziché 43%)
- IP: 4,0 (anziché 3,7)
E’ chiaro che, ai fine di incentivare l’adozione del fotovoltaico, i progressi tecnologici debbono orientarsi, più che sull’elevare la durata dei pannelli, sull’aumentare la produttività energetica e soprattutto, ridurre i costi.
Scritto il 21-12-2009 alle ore 19:19
Vorrei segnalare una recente ricerca dell’Eu Energy Institute (citata da BNR Energia), il quale ha sottoposto un campione di pannelli solari fotovoltaici, sul mercato 10 anni fa, a “invecchiamento accelerato”, esponendoli a temperature estreme e forte umidità. Il risultato è che la durata media dei pannelli esaminati è stata, nel 90% dei casi, di almeno 30 anni. Secondo Heinz Ossenbrink, ricercatore dell’Eu Energy Institute, presto saranno sul mercato pannelli con una durata di 40 anni.
Cosa cambierebbe nella valutazione degli investimenti? In effetti ben poco!
Per un leasing alle condizioni indicate ne post, i risultati sarebbero i seguenti:
Nel caso di durata di 30 anni, anziché 25:
- tempo di payback: 2,3 (invariato)
- VAN: 2.308.729 (anziché 2.237.680)
- TIR: 43% (invariato)
- IP: 3,8 (anziché 3,7)
Nel caso di durata di 40 anni, anziché 25:
- tempo di payback: 2,3 (invariato)
- VAN: 2.400.631 (anziché 2.237.680)
- TIR: 43% (invariato)
- IP: 4,0 (anziché 3,7)
E’ chiaro che, ai fine di incentivare l’adozione del fotovoltaico, i progressi tecnologici debbono orientarsi, più che sull’elevare la durata dei pannelli, sull’aumentare la produttività energetica e soprattutto, ridurre i costi.
Scritto il 23-12-2009 alle ore 21:12
Tanti auguri di buone Feste a tutti i lettori, a Fabrizio, Michele, Ruben e Valter, i quali, con i loro interventi, mi hanno aiutato a sviluppare il blog.
Massimo
Scritto il 23-12-2009 alle ore 21:58
Auguri a tutti.
Scritto il 3-1-2010 alle ore 23:28
leggendo il post ed i commenti, mi sono fatto una idea basilare dei vantaggi finanziari del fv.
Ho a disposizione 10000 m2 di terreno, a chi devo rivolgermi per sviluppare un progetto?
Scritto il 4-1-2010 alle ore 11:21
Ciao Lino; penso che prima i tutto dovresti fare due cose: una valutazione tecnica sulla posizione e sull’orientamento del terreno (se non è in pianura); una valutazione macro economica (costi, produzione, incentivi, etc) per definire anche i contorni finanziari del progetto; cioè, in base a date ipotesi di lavoro, se e di quanto ti dovresti indebitare inizialmente. Da qui potrai capire se e come proseguire per pervenire ad un piano operativo ed eventualmente passare alla fase di analisi specifica del sito in questione e dei componenti dell’impianto.
Scritto il 5-1-2010 alle ore 19:52
@ Lino:
Oltre a quanto sostenuto da Fabrizio, che ritengo pienamente condivisibile, aggiungo che il tutto dovrà essere eseguito con estrema velocità: come vedremo in un prossimo post, l’attuale conto energia scadrà alla fine di quest’anno (2010) e, molto probabilmente, la normativa successiva renderà sostanzialmente non conveniente gli impianti a terra. Forse è già tardi…
Per quanto riguarda i soggetti a cui rivolgerti per sviluppare il progetto, dovresti spiegare di cosa necessiti: studio di fattibilità? progetto e assistenza per l’iter autorizzativo? realizzazione dell’impianto? finanziamento?
Scritto il 7-1-2010 alle ore 09:39
[...] interesse per il tema del fotovoltaico emerge chiaramente dai post già dedicati a questa materia (“Una corretta valutazione degli investimenti rende solari!”, “Conti aziendali alla luce [...]
Scritto il 7-1-2010 alle ore 20:56
Caro Lino eccomi di nuovo in uff. dopo le vacanze..intanto benvenuto sul blog di Massimo;
vengo subito al punto, in merito alle tue esigenze:
io sono un direttore area di una grossa azienda Spa del settore fv con 10 anni reali di esperienza.
Le cose fondamentali da sapere sono:
1)comune e provincia in cui si trova il terreno (ogni comune puo’ avere iter autorizzativi diversi, noi operiamo a livello nazionale, quindi ci e’ utile questo dato);
2)destinazione da piano regolatore dell’area (se da noi identificata, questo lo possiamo verificare noi d’ufficio);
3)il terreno e’ pianeggiante? se non lo fosse la pend.za max dovra’ essere del 5% (se possibile lo si porta a questo livello noi);
4) i 10.000 mq sono privi di ombreggiamenti? anche nei terreni confinanti non ci sono piantumazioni che possono ombreggiare?
5)un punto di connessione enel esiste nelle vicinanze? se no, il piu’ vicino a quanto dista?
Ora queste sono le info di massima che mi servono, per farle un piano abbastanza preciso, ovvero:se i 10.000 mq fossero tutti utilizzabili, si potrebbe installare un sistema fotovoltaico della potenza di 330 kWp, tenuto gia’ conto dei passaggi, delle distanze di rispetto e misure di sicurezza e degli ingombri dati dai passaggi e le recinzioni.
Un impianto di questo tipo noi lo forniamo CHIAVI IN MANO vero e totale (se servisse anche il finanziamento), con € 1.300.000 +iva 10% compreso di tutto, ovvero il sistema di fissaggio a terra (non invasivo senza cemento), le strutture di supporto, la recinzione, la video sorveglianza e il sistema antifurto, controllo in remoto, oltre alle polizze assicurative all risks, contro tutti i danni diretti e indiretti, compreso il mancato incentivo derivante da danni; oltre ovviamente a tutto l’iter col gse, comune, enel,ufficio tecnico di finanza, sopralluoghi e quant’altro.
Come detto la ns societa’ e’ in grado di fornire anche l’eventuale finanziamento (con valutazione preventiva)avendo all’interno della compagine societaria una banca di livello nazionale e internazionale,i cui parametri normalmente sono: acconto richiesto 10% dell’importo, 8/10/12/14/anni durata(dipende molto dal luogo di insolazione) riscatto 1% o 1 rata.
L’impianto le produce: kWp 330×1172kWp (modena)=kWh 386.760 (che le vengono incentivati a prescindere dall’uso che poi potra’ fare di questa energia) alla tariffa 2010 di € 0.384/kwh=€ 148.515/anno per anni 20, in moneta corrente senza rivalutazione….tot €2.970.300.
In pratica l’impianto si ripaga con l’incentivo interessi e quant’altro compreso, in 8/10/12/14 anni poi e’ tutta roba sua, quello che le viene fin da subito e’ la vendita dell’energia prodotta che se fosse a Modena le porta 330 kWpx1172kWh/anno=386.760 kWh/anno al prezzo di € 0.1011 (prezzo 2009, a cui va aggiunto la rivalutazione istat 2010, che dovrebbe essere un 1% in piu’)..=39.101€/anno x 25 anni perche’ noi garantiamo l’impianto con resa dell’80% fino al 25esimo anno= € 977.525…il calo del rendimento dell’impianto e’ gia’ stato considerato nel dato dell’insolazione, in quanto quel 1172, e’ pari al 75% dell’insolazione effettiva dell’esempio di Modena.
Per quanto riguarda la fattibilita’ in termini di tempo, dipende in larga misura dai comuni e dagli iter autorizzativi che hanno previsto, pero’ se anche ci volesse un’autorizzazione unica (ovvero 3 pareri congiunti da vari enti, si arriva a circa 4 mesi di iter burocratico, poi noi in 2 mesi facciamo il tutto, il gse ha 60 gg di tempo per rispondere, l’enel max 90, un po’ tirati ma ci stiamo..
Mi sappia dire….
Felice di risolverle l’esigenza, colgo l’occasione per porgere i miei saluti e un ottimo anno SOLARE!!!!!!
RUBEN
Scritto il 7-1-2010 alle ore 23:37
Grazie a tutti per le tempestive e professionali risposte.
Vorrei chierire alcuni punti e dare seguito ad alcune domande che emergono sulla base delle indicazioni fornite.
CHIARIMENTI:
1- Scenario green field con terreno di proprietà sito nella provincia di alessandria, perfettamente pianeggiante e non ombreggiato; Distanza punto ENEL di circa 300 m
2- Progetto chiavi in mano con garanzie sui rendimenti dell’impianto e tempi di realizzazione. In particolare dato un irraggiamento misurato di X, deve essere fornita la garanzia sulla quantità di energia_prodotta/mq (Ep)(dato annuo per 30 anni). La garanzia sui tempi di inizio dell’operatività dell’impianto. Ad esempio X settimane a partire dall’evento Y da specificare a cura del fornitore
4- 100% dell’ energia prodotta sarà venduta
5- L’area sottostante all’impianto deve poter essere adibita a pascolo ovino
In riferimento alla risposta di Ruben non mi sono chiari i seguenti punti:
1- Quale è la superficie occupata dai pannelli per generare 330 kWp?
2- Ricavi totali dopo 20 anni €3.752.300 (€2.970.300 + €782.000) corretto? L’IVA è inclusa?
3- Chiavi in mano significa costi di gestione dell’impianto inclusi?
4- Qual è il costo di smantellamento e smaltimento dell’impianto dopo 20 anni?
Inoltre quale è la sostenibilità del progetto in termini di riduzione di CO2 includendo l’intero ciclo di vita dell’impianto… dalla produzione della cella allo smaltimento?
Ovviamente grazie a tutti per la disponibilità…
Lino
Scritto il 20-1-2010 alle ore 15:53
[...] importante: come si può vedere nel mio precedente post “Una corretta valutazione degli investimenti rende solari!” (Tabella 1), gli investimenti nel fotovoltaico sono sostenibili, dal punto di vista [...]
Scritto il 29-1-2010 alle ore 16:06
mi sembra che tale ricostruzione sia stata impostata e curata nei minimi particolari,
sono un tecnico e dovrei fare un accordo con un gruppo di investimento che opera in questo modo analogo nel fotovoltaico, simile situazione, avrei pensato di farmi pagare sulla produttività dell’impianto facendomi riconoscere una rendità annua per 20 anni, secondo te che tipo di % chiedere
e in che modo formulare il contratto?
non sò se mi potrai aiutare con qualche esempio, comunque ti ringrazio lo stesso, perchè mi hai chiarito dei punti fondamentali.
Cordiali saluti Arch. Roberto Scarponi
339/4248622
Scritto il 29-1-2010 alle ore 18:00
@ Roberto,
per rispondere avrei bisogno di inquadrare meglio la situazione: disponi di un tetto adatto a un impianto fotovoltaico, hai proposto l’investimento a una finanziaria specializzata e devi determinare quanto verrà riconosciuto per l’affitto”?
Scritto il 1-2-2010 alle ore 14:03
Buongiorno a tutti…mi ricollego subito a quanto lasciato in sospeso:
1) X LINO : i punti li possiamo risolvere molto bene anche per telefono, ed eventualmente ti posso mandare un mio consulente delle tue zone per verificare tutto quanto…ovviamente in modo gratuito. 335-7502590.
2) X arch. Scarponi: in linea generale, e personale, la concessione del dirritto di superficie del mio tetto per anni 20…io la sconsiglio, in quanto la redditivita’ (l’affitto) e’ in genere irrisorio rispetto a quanto posso avere quando l’impianto e’ mio…a meno che non vi siano situazioni particolari, per cui io non posso installare “in proprio” l’impianto.
Se crede mi contatti al n° fornito per Lino, vediamo se c’e’ possibilita’…comunque per mia esperienza l’affitto del tetto, in centro Italia, e’ riconosciuto mediamente in queste misure (niente di ufficiale, in quanto sono scritture e trattative private, pero’ per avere un’idea…): 1 max 2 € per kWp installato al mese per 20 anni, attualizzati quindi scontati, perche’ vengono pagati in anticipo. Es: 100 kWp (nel Lazio) x 1,5€/mese=150€ x 12 mesi = € 1.800/anno x 20 anni =36.000€…attualizzati circa € 29.000….(dipende che tasso di sconto si utilizza) cmq questo e’ indicativo di come funziona…si consideri che se l’impianto e’ mio, in 20 anni, 100 kWp rendono circa 360.000 € !!! dieci volte tanto!!!e al netto di eventuali interessi passivi…
Disponibile per chiarimenti.
Sappiatemi dire.
Buona giornata solare a tutti.
Ruben.
Scritto il 4-2-2010 alle ore 01:06
@ Ruben
Innanzi tutto ben tornato! I tuoi commenti sono sempre estremamente precisi e intelligenti.
Devo evidenziare che, nella mia esperienza, i canoni offerti per la locazione del tetto nel centro Italia si aggirano sui 4-4,5 €/kWp.
Immagino che la differenza sia dovuta alla taglia degli impianti (sinora ci siamo occupati solo di impianti alquanto grandi). Secondo te può essere questo il motivo?
Resta il fatto che nessuno dei nostri clienti ha accettato offerte di quel tipo, proprio in considerazione dell’esiguità di quanto offerto rispetto a quanto è possibile conseguire autonomamente.
Scritto il 4-2-2010 alle ore 01:20
Colgo l’occasione per segnalare che su Twitter ( http://twitter.com/MassimoBerka ) sono disponibili aggiornamenti e anticipazioni sui temi dell’energia discussi in questo blog
Scritto il 4-2-2010 alle ore 21:37
Ciao Massimo, vengo subito al sodo:
Si,sicuramente sono due i fattori “discriminanti” per i prezzi degli affitti degli impianti, ovvero:
dimensione dell’impianto e zona di insolazione…piu’ e’ elevata l’insolazione + sara’ remunerativo l’impianto…
Altro tema: Purtroppo registro un proliferare di azienducole che si inventano esperti nel fv….con danni paurosi per i clienti…Mi spiego meglio:
Nella mia attivita’ di consulente e commerciale, mi sono imbattuto in un potenziale cliente, il quale a fronte di un impianto che vuole fare di grosse dimensioni, mi dice che vuole vedere che cosa possiamo fare noi per lui, in senso strettamente economico….ok,andiamo a vedere dico io…mi tira fuori una proposta fatta da una societa’ che non ho mai sentito prima, che si spaccia per leader di mercato nel settore fv !!, al che io controllo dal mio computer, faccio la visura camerale…srl nata nel 2009 con 10.000€ cap.soc….impianti fatti 0, addetti 1, prezzi stracciati offerti al cliente ma di prodotti con marche praticamente mai sentite, e il cliente tronfio mi dice: con loro risparmio un bel po’ di quattrini…
Mi spiace non tanto per il contratto che forse non faro’, ma realmente questo cliente rischia di scottarsi pesantemente le dita e anche la mano, perche’ 500 kWp, sono tanta roba …
Nonostante gli abbia spiegato che il rendimento e’ il vero valore dell’impianto, si assiste a un proliferare di queste comete (come le chiamo io) che invadono il mercato con prezzi stracciati e purtropppo robaccia, senza garanzia (per inciso la garanzia della soc.ta’ in questione e’ di 2 anni sull’esecuzione del lavoro e di 5 sui moduli…per non fare nomi le societa’ produttrici di moduli che danno la garanzia a 5 anni, sono quelle che hanno invaso i mercati esteri dei loro moduli, e la cui resa purtroppo si e’ rivelata in forte calo gia’ dopo il primo anno!!!(spagna docet)….
Ma tant’e’ …..quando si va a vedere il prezzo e non il VALORE dell’impianto…..si e’ comunque miopi.
Per fortuna ci sono tutti gli altri clienti…
Saluti.
Ruben.
Scritto il 8-2-2010 alle ore 18:04
Gent.mo dottor Berka,
innanzitutto complimenti e ringraziamenti per i Suoi post, chari, precisi e ricchi di informazioni.
Mi allaccio solo ora a problematiche di valutazione già trattate parecchi commenti addietro.
Mi pare che il margine da Lei utilizzato per calcolare il pay backperiod non sia stato attualizzato. Mi sbaglio? Non è, comunque, opportuno attualizzarlo?
Ritiene corretto attualizzarlo al tasso di inflazione previsto?
Scritto il 10-2-2010 alle ore 09:20
@ Ruben
Concordo pienamente con la tua analisi: anche nel nostro lavoro di consulenti sul risparmio energetico, indipendenti dal mondo della fornitura, ci capita di imbatterci in offerte piuttosto discutibili.
Credo che ciò sia tipico di un settore con grande potenziale di crescita e con barriere tecnologiche relativamente (e sottolineo relativamente) basse: sarai d’accordo anche tu, che la progettazione e la realizzazione di un impianto fotovoltaico è alquanto più semplice rispetto a quella di un impianto di cogenerazione o di altri impianti tecnologici complessi.
Sono convinto che, nel tempo, si affermeranno gli operatori più seri; per adesso, sta ai vendor che aspirano a rilevanti quote di mercato, sostenere i propri brand con adeguati investimenti in marketing; e sta ai clienti discernere i fornitori, eventualmente supportati da consulenti indipendenti (e non lo dico, naturalmente, con l’inento di promuovere la mia attività).
In merito alle valutazione dei clienti, mi sembra emblematico quanto ha dichiarato Luca Concone, leader di SIG, il più grande fondo italiano specializzato in impianti a terra (vd. http://massimoberka.postilla.it/2010/02/08/fotovoltaico-e-investimenti-opportunita-e-rischi-colloquio-con-luca-concone/); “Per mitigare i rischi bisogna agire con grande rapidità e selezionare controparti serie ed affidabili - non si può operare con piccoli player locali”.
Scritto il 10-2-2010 alle ore 09:37
@ Paolo,
innanzi tutto grazie per i complimenti!
In merito ai suoi quesiti, osservo quanto segue:
- per la valutazione di un investimento, l’attualizzazione deve essere fatta sulla base dei flussi di cassa, inizialmente prescindendo dalle modalità di finanziamento. Per cui, nella Tabella 2, si deve guardare la colonna del “Pagam. in contanti” (che, dal punto di vista strettamente finanziario, si traduce in finanziamento interamente con equity);
- la sua osservazione sull’inflazione è corretta: in effetti nel modello da me presentato, sono effettuate ipotesi (peraltro prudenziali) sull’andamento dei prezzi dell’energia e dei costi delle manutenzioni. Naturalmente è difficile prevedere l’andamento dei prezzi in una prospettiva di 25 anni, quindi è opportuno effettuare anche un’analisi di sensitività. Ricordo che, se i prezzi variano tutti nella stessa maniera, attualizzare i flussi di cassa nominali con un tasso nominale è equivalente ad attualizzare i flussi reali con un tasso reale. Tuttavia, non è questo il caso: il prezzo dell’energia non è necessariamente allineato al tasso di inlfazione al consumo, per cui si rende necessario attualizzare, come ho fatto nell’esempio, i flussi di cassa nominali con tassi nominali. Se non fossi stato chiaro, prego di segnalarmelo.
Infine, evidenzio che l’esempio da me proposto è in parte semplificato. In un caso reale, nella determinazione dei flussi finanziari è necessario considerare anche la tassazione, che dipende dalla situazione soggettiva dell’investitore, e i costi di decomissioning dell’impianto.
Scritto il 17-2-2010 alle ore 23:09
Il 26 gennaio 2010 l’AEEG ha pubblicato i valori per il 2010 dei prezzi minimi garantiti per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza nominale elettrica fino a 1 MW.
Sulla base dei dati pubblicati dall’Istat, la variazione percentuale media annua dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno 2009, rispetto all’anno 2008, è risultata pari a + 0,7%.
Pertanto i valori sono stati i seguenti:
- fino a 500.000 kWh annui, 101,8 €/MWh;
- da oltre 500.000 kWh fino a 1.000.000 kWh annui, 85,8 €/MWh;
- da oltre 1.000.000 kWh fino a 2.000.000 kWh annui, 75,0 €/MWh.
http://www.autorita.energia.it/it/comunicati/10/100126.htm
Scritto il 10-3-2010 alle ore 22:27
Il GSE ha pubblicato la nuova guida al conto energia (edizione n. 4 - marzo 2010).
Per adesso la guida è stata resa disponibile esclusivamente in forma cartacea, ma è comunque reperibile sul sito della Convert Italia: http://www.convertitalia.com/public/convert_fck_file/documentazione/Conto%20Energia%202010.pdf