23 agosto 2010

Ritorno al nucleare? Quale impatto sul prezzo dell’energia elettrica?

Il doppio punto interrogativo è d’obbligo:  il percorso per la reintroduzione del nucleare in Italia è irto di tante e tali difficoltà, che mettere in dubbio l’effettiva possibilità di tale sviluppo è quantomeno ragionevole.
Ciò premesso, considerato che uno dei motivi che più spesso vengono menzionati a sostegno del nucleare è la riduzione del costo dell’energia, ritengo interessante esaminare quale potrebbe essere, in seguito alla realizzazione delle centrali nucleari, il reale impatto su tale costo.

Infatti, se il cronoprogramma governativo dovesse essere rispettato, già nel 2018 dovrebbe entrare in linea la prima centrale e, all’epoca, dovrebbero esserci altri quattro reattori in costruzione.

L’obiettivo di lungo periodo è di coprire il 25% della produzione elettrica con l’atomo.

È chiaro che, se l’impatto del nucleare sul costo dell’energia fosse significativo, molti degli attuali progetti di sfruttamento delle energie rinnovabili, di cogenerazione e di efficienza energetica potrebbero risentirne in maniera significativa sul piano finanziario.
Ad esempio, le due tabelle che seguono mettono a confronto i flussi finanziari di un progetto di cogenerazione, nel caso in cui i prezzi dell’energia rimangano immutati nel tempo (Tabella 1) e nel caso in cui, a seguito dell’introduzione del nucleare dal 2018, i prezzi dell’energia si riducano del 30% (Tabella 2): il progetto rimarrebbe senza dubbio interessante, ma il VAN (valore attuale netto, il principale strumento di valutazione finanziaria di un investimento) si ridurrebbe da € 620 mila a € 477 mila.

 

 tabella 12 Ritorno al nucleare? Quale impatto sul prezzo dell’energia elettrica?

 

tabella 2 Ritorno al nucleare? Quale impatto sul prezzo dell’energia elettrica?

 

 

In realtà è ragionevole attendere che, in seguito all’eventuale reintroduzione del nucleare, il prezzo dell’energia elettrica non crollerà, per le ragioni che mi accingo di seguito ad esporre. Tuttavia, è probabile che il mercato dell’energia elettrica subirà una rilavante modifica strutturale.

 Il punto sulla nuova via italiana al nucleare

La strada per il ritorno al nucleare in Italia è stata aperta dalla Legge Sviluppo e Competitività (L. 99/2009, artt. 25 – 29), la quale aveva previsto che, entro sei mesi, dalla sua entrata in vigore, il Governo avrebbe disciplinato:

  • le modalità di localizzazione e le tipologie degli impianti;
  • i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi;
  • le misura compensative da riconoscere alle popolazioni e alle imprese interessate;
  • i requisiti per lo svolgimento delle attività di costruzione

In effetti, il 10/02/2010 è stato approvato il D.Lgs. 31/2010 (pubblicato sulla G.U il 09/03/2010), il quale prevede:

  • l’adozione, da parte del Consiglio dei Ministri, di un documento programmatico, con il quale si identificano gli obiettivi strategici in materia di nucleare (entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del D.Lgs, e quindi entro il 24 giugno 2010; attualmente tale documento non è ancora stato adottato);
  • la presentazione, da parte degli operatori che rispettano determinati requisiti, dei propri programmi di intervento, di propria iniziativa o su richiesta del Ministero dello sviluppo economico (MSE);
  • la richiesta, da parte degli operatori, all’Agenzia per la sicurezza nucleare, dell’effettuazione delle verifiche per la predisposizione del rapporto preliminare di sicurezza;
  • lo status di attività di preminente interessa statale per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari, con conseguente assoggettamento all’autorizzazione unica rilasciata dal MSE, di concerto col Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATT) e il Ministero delle infrastrutture e trasporti e previa intesa con la Conferenza unificata;
  • la definizione delle caratteristiche della aree idonee alla localizzazione degli impianti nucleari, da parte del MSE di concerto con il MATT, il Ministero delle infrastrutture e i trasporti e il Ministero dei beni culturali (entro sessanta giorni dall’adozione del documento programmatico, e quindi entro il 23 agosto 2010; naturalmente, non essendo ancora stato adottato il documento programmatico, non sono anche state definite le caratteristiche delle aree idonee alla localizzazione); una volta che queste caratteristiche saranno state definite, si aprirà una consultazione, della durata di sessanta giorni, nei quali le Regioni, gli Enti locali e i portatori di interessi qualificati potranno esprimere le proprie osservazioni e proposte. Entro trenta giorni dal termine del periodo di consultazione, il MSE, di concerto con il MATT, il Ministero delle infrastrutture e i trasporti e il Ministero dei beni culturali adotteranno il provvedimento definitivo. L’eventuale mancato accoglimento di osservazioni espresse nell’ambito della consultazione dovrà essere motivato;
  •  il documento programmatico e il provvedimento di localizzazione dei siti sono sottoposti alle procedure di valutazione ambientale strategica;
  • entro novanta giorni dalla pubblicazione sulla G.U. della Valutazione Ambientale Strategica, ciascun operatore interessato avvia il procedimento di autorizzazione unica, con la presentazione al MSE dell’istanza per la certificazione di uno o più siti;
  • al termine dell’articolato procedimento previsto dal D.Lgs, viene emessa l’autorizzazione unica, che vale anche quale licenza per la costruzione e l’esercizio dell’impianto e sostituisce tutti gli strumenti urbanistici.

Il D.Lgs. 31/2010, inoltre, prevede:

  • le modalità di sistemazione dei rifiuti radioattivi;
  • le modalità di disattivazione degli impianti;
  • il fondo per il decommissioning;
  • le misura compensative per gli Enti locali, le popolazioni residenti e le imprese operanti nel territorio circostante un impianto nucleare; particolarmente rilevante, dal nostro punto di vista, la previsione secondo la quale tali benefici sono destinati alla riduzione della bolletta elettrica;
  • la disciplina per la localizzazione del Deposito nazionale delle scorie radioattive, con l’annesso Parco Tecnologico e il Centro di studi e sperimentazione;
  • le relative procedure autorizzative e misure compensative; – un programma per la definizione e la realizzazione di una campagna di informazione.

Come detto, l’iter previsto dal D.Lgs. 31/2010 sta subendo un notevole ritardo. Peraltro, rimane ancora da sciogliere il nodo della nomina dei vertici dell’Agenzia per la sicurezza nucleare e rimane aperto il fuoco incrociato di ricorsi alla Consulta, sia da parte di molte Regioni (le quali hanno contestato la violazione delle loro riserve legislative da parte dello Stato) sia da parte del Governo, il quale ha impugnato le leggi regionali che escludono il nucleare dai propri territori. Il primo round (quello dei ricorsi delle Regioni contro la L. 99/2009) è stato vinto dallo Stato. Mancano invece ancora le pronunce sui ricorsi contro il D.Lgs. 31/2010. Resta il fatto che, ancora una volta, in questa fase indubbiamente anomala della nostra democrazia, le decisioni su un rilevante tema politico vengono sostanzialmente demandate ai giudici.

 

Il mercato dell’energia elettrica in italia

Secondo il combinato disposto dell’art. 1, comma 1 del Decreto Bersani (D.Lgs. 79/1999) e dell’art. 1, comma 2 della Legge Marzano (D. Lgs. 239/2004), l’attività di vendita dell’energia elettrica è libera su tutto il territorio nazionale e, in virtù della completa liberalizzazione del mercato elettrico, dal 1 luglio 2007 ciascun utente può scegliere il proprio fornitore, il quale formula liberamente le proprie offerte commerciali nell’ambito di un quadro di standard definiti dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG).

L’approvvigionamento dell’energia da parte degli operatori (gestore di rete, distributori, trader, clienti idonei) avviene attraverso contratti bilaterali (nella maggior parte dei casi) o all’IPEX (Italian Power Exchange), la Borsa Elettrica italiana.

Si tratta, pertanto, di un sistema sostanzialmente liberalizzato, in cui, tuttavia, il permanere di un mercato sostanzialmente oligopolistico nel lato dell’offerta e l’adozione di sistema del prezzo marginale all’IPEX (che allinea tutti i prezzi al prezzo dell’offerta più costosa tra quelle accettate per soddisfare la domanda), fanno si che i prezzi dell’energia permangano elevati e risentano fortemente della struttura dei costi al kWh delle centrali a gas. Il grafico che segue dimostra quanto sia, in effetti, rigida la curva dell’offerta (fonte: GME):

 

figura 1 Ritorno al nucleare? Quale impatto sul prezzo dell’energia elettrica?

Nucleare e prezzo dell’energia elettrica

In questo contesto, ammesso (e non concesso) che riuscirà a sbrogliarsi in tempi rapidi la matassa politica e giurisdizionale e la via al nucleare potrà procedere spedita, quali saranno gli effetti dell’energia atomica sul prezzo dell’energia elettrica? A mio parere saranno alquanto esigui, salvo le compensazioni ai territori “nuclearizzati”, che potranno comportare riduzioni della bolletta elettrica nell’ordine del 40% – 50% (con conseguente aumento della capacità di attrazione industriale del territorio).

In effetti, l’obiettivo del Governo è di arrivare a coprire con il nucleare, a regime, il 25% del fabbisogno di energia elettrica; tuttavia, i reattori che saranno entrati in rete nel 2020 copriranno appena il 5% dell’offerta nazionale.

È chiaro che, in questa situazione, il risparmio potenziale (massimo ottenibile) non potrà superare qualche punto percentuale. Inoltre, è opportuno considerare che il sistema del prezzo marginale (l’attuale meccanismo di formazione del prezzo dell’IPEX) farà si che, anche dopo l’avvento del nucleare, il riferimento del mercato continuerà ad essere il costo del kWh realizzato con centrali a gas; ne conseguirà che i prezzi non si discostaranno di molto rispetto a quelli attuali.

Peraltro, è bene rammentare che la componente energia incide per meno di due terzi sul prezzo totale, essendo il residuo composto da voci che non risentono degli eventuali minori costi di produzione dell’energia elettrica (oneri generali di sistema, ecc.).

Per quanto sopra, appare evidente che, soprattutto finché la quota del nucleare sarà modesta, l’impatto sulle bollette sarà molto esiguo. Viceversa, ritengo che se, come sembra, il nucleare tornerà a svilupparsi in tutta Europa, ciò implicherà necessariamente un generale ripensamento sul processo di liberalizzazione del mercato. Infatti, gli operatori possono essere interessati a investire nel nucleare solo se i prezzi prospettici dell’energia si mantengono stabilmente su valori elevati e se il sistema è in grado di assorbire costantemente tutta la produzione energetica (che, nel caso del nucleare, non è modulabile). Pertanto, l’elevata volatilità tipica di un mercato fortemente liberalizzato, è incompatibile con i piani finanziari di lungo periodo che stanno alla base delle centrali atomiche; infatti, la piena liberalizzazione è molto più compatibile con gli impianti ad energie fossili, che richiedono investimenti iniziali relativamente modesti e consentono un’elevata modulazione della produzione. Infine, bisogna considerare che nel nucleare sta prevalendo un modello basato su poche grandi aggregazioni di produttori e ciò indubbiamente si scontra con la pluralità di operatori necessari per il buon funzionamento di un mercato liberalizzato.

In conclusione, se effettivamente vi sarà un ritorno al nucleare, l’impatto sulle bollette degli italiani sarà esiguo. Viceversa, cambierà probabilmente la struttura del mercato, e ciò genererà una maggiore stabilità dei prezzi dell’energia elettrica, il che, comunque, produrrà effetti positivi anche sulla certezza degli investimenti in fonti di energie rinnovabili e in efficienza energetica.

share save 171 16 Ritorno al nucleare? Quale impatto sul prezzo dell’energia elettrica?
Letture: 1971 | Commenti: 1 |

Un commento a “Ritorno al nucleare? Quale impatto sul prezzo dell’energia elettrica?”

  1. paolo bianco scrive:

    Sarà come dice lei, intanto però per raccogliere i quattrini da sperperare in centrali nucleari che (come anche lei fa intravedere tra le righe) non apriranno mai, perchè l’unico business che vi si trova dentro è per il cemento e il movimento terra di contorno (da assegnare senza appalto, tramite il male assoluto, ovvero general contractor), il governo ha già cominciato a disincentivare la cogenerazione (che di fatto con gli ultimi provvedimenti sui SEU è già disincentivata nel settore industriale, vedremo nel settore civile).

    con il prossimo venturo taglio dei CV si taglieranno le gambe a chi ha investito sulle biomasse (non senza una certa giustizia a mio avviso, epperò possibile che ogni 3 anni si cambia idea?), l’eolico è già stoppato (come ha denunciato anev di recente), l’efficienza energetica barcolla (solo una sollevazione popolare di vastissime proporzioni ha tenuto in vita il 55% oramai agonizzante, che però spalmato su 10 anni non ha più un ROI interessante per la gran parte delle organizzazioni aziendali: se sbaglio me lo dica, ma temo proprio di no).

    insomma, si spezzano le gambe a tutte le alternative, pur di puntellare un nucleare che non avrà impatto sulle bollette; e sperando che non ne abbia, ma io non credo affatto, visto che i costi di costruzione sono comunque a nostro carico, secondo me avremo un impatto nullo come dice lei sui 30 anni di vita delle centrali, salvo pagare l’energia più cara nei primi 10 dell’avviamento, e poi vedersi assorbito il recupero dall’aumento dell’uranio (+37% in un anno in USA, fonte e-gazette).

    giustamente poi, il dito nella piaga della costanza di erogazione: a cosa servano impianti nucleari in un paese dove di notte il surplus termoelettrico deve già venire assorbito per il pompaggio delle dighe, sennò non si saprebbe dove buttarlo, è un mistero degno dei più grandi detective della letteratura.
    tutti guardacaso specializzati in indagni su crimini…

Scrivi il tuo commento!

Postilla è promossa da: IpsoaIl FiscoCedamUtetIndicitalia